23/11/2025 Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo

Non è un commento al vangelo odierno (Lc 23,35-43) ma una considerazione personale di come si può affrontare un difficile momento della vita come la malattia.

Sul Calvario, tre croci. Gesù in mezzo, senza nessuna colpa per meritarsi la morte in croce.

Ai lati due malfattori giustamente condannati. Due malfattori. Uno che riconosce la sua colpevolezza chiede “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. L’altro, arrabbiato lo insultava con pretesa “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!” medesimo supplizio, la croce, due modi diversi di vivere il difficile e doloroso momento.

Rivivo questa situazione nel contesto della malattia. La domanda è: “Nella malattia da che parte stare rispetto all’uomo che sta in mezzo?”. Uno ha già deciso per una richiesta di salvezza per quello che sarà dopo. Si pacifica con sé stesso con un atto di affidamento “Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. L’altro, dopo gli insulti, sembra chiudersi nel silenzio di chi è senza speranza. Penso allora alle parole di Gesù quando afferma: “E io, quando sarò  innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32). Ora Gesù -l’innocente – è innalzato. Per altre ragioni sono innalzati i due malfattori. Penso allora al silenzio del malfattore arrabbiato. Alla sua solitudine. Ma penso anche al suo essere innalzato e alla possibilità di incontrare lo sguardo di Gesù che lo invita “Vieni a me tu che sei stanco e oppresso e io ti darò ristoro” (Mt 11, 28-30). è lo stesso invito che Gesù rivolge a tutti noi che nella malattia soffriamo per una situazione non cercata ne voluta. Ma la malattia non è una condanna da subire come una punizione. Può accadere che sia vissuta così. Ma la malattia è anche qualcosa di più. È una via per incontrare il Signore.

Momenti di rabbia e sconforto appartengono alla nostra umanità ferita. Ma lo sguardo d’amore di Gesù non ci abbandona e conforta il nostro cammino anche se a volte chiusi nel nostro dolore, con rabbia e il cuore indurito, volgiamo lo sguardo dalla parte opposta.

Se pertanto è anche una questione di cuore, è necessario lasciare che il nostro cuore incontri il cuore di Gesù. Accettare la sua amicizia che ci costituisce come persone nel senso pieno del termine. Fatti a immagine e somiglianza di Dio. (cfr Papa Francesco, Dilexit nos, 25).

Buona domenica.

Pierangelo Roncalli